A IMTS 2026 la manifattura additiva è stata presentata in un contesto sempre più vicino ai processi produttivi convenzionali. Lo spostamento dell’Additive Sector nel South Building, accanto al Metal Removal Sector, ha reso più evidente l’integrazione con lavorazioni CNC, ispezione, pulizia componenti, robotica e strumenti software. In questo quadro, uno dei segnali più netti osservati in fiera è stato il cambio di ruolo di alcuni fornitori di tecnologia, che affiancano alla vendita di macchine anche servizi produttivi e di sviluppo processo.

Tra gli esempi riportati, Hermle ha mostrato componenti ottenuti con Metal Powder Application, processo ibrido che l’azienda gestisce anche come servizio e che consente parti multimateriale e transizioni graduate. Sul fronte LPBF, Velo3D ha collegato l’apertura del proprio sito di Livermore alla produzione sia di stampanti sia di componenti per i clienti, con l’obiettivo dichiarato di abbassare la soglia di ingresso per chi non vuole installare internamente una macchina. EOS Additive Minds ha descritto un’estensione delle attività dai proof-of-concept e proof-of-process a servizi di “proof-of-production”, mentre Formalloy ha indicato una crescente domanda di qualifica iniziale sui nuovi programmi prima dell’eventuale trasferimento alla produzione del cliente.

Un secondo filone riguarda la riduzione della complessità operativa. EOS ha introdotto un test di accettazione senza polvere per i propri sistemi LPBF, utile per verificare scanner e laser alla consegna senza movimentare materiale. Renishaw ha evidenziato la soluzione Optical System Verification per la serie RenAM 500, basata su una piastra con 169 semisfere disposte in griglia 13x13 e su una procedura che consente di calibrare i laser in circa 20 minuti. Sul software, HP ha presentato un flusso guidato sviluppato con Materialise per la MJF 1200, mentre Ursa Major ha illustrato con Dyndrite il lavoro su un slicer capace di adattare il design alla macchina disponibile, su più piattaforme LPBF.

La robotica resta centrale soprattutto nel large-format additive manufacturing. Caracol ha mostrato la piattaforma Heron AM per estrusione di pellet termoplastici con braccio robotico Kuka a sei assi, insieme a teste di estrusione integrabili anche in celle esistenti. Rapid Fusion ha messo in evidenza sistemi modulari come Apollo e l’estrusore PE320, progettati per applicazioni configurabili e per la gestione di materiali impegnativi. Il messaggio comune è che la cella robotizzata non serve solo a muovere la testa di stampa, ma anche a estendere geometrie, produttività e personalizzazione del processo.

Fra le applicazioni visibili in fiera, i droni hanno avuto un ruolo di primo piano. Nell’Emerging Technology Center una cella combinava stampa 3D, lavorazioni meccaniche e robotica per produrre e collaudare un drone circa ogni quattro minuti. HP ha indicato i droni come area in crescita sia per MJF sia per Metal Jet, mentre Impossible Objects ha presentato l’uso del processo CBAM 25 per componenti compositi, dichiarando fino a 25 strati al minuto e resistenze fino a 200 MPa. Sul fronte progettazione, InfinitForm ha anticipato uno strumento in sviluppo per accelerare il design delle ali di droni ad ala fissa.

Un altro tema trasversale è stato la localizzazione della supply chain. Caracol, EOS, Xact Metal e Velo3D hanno sottolineato in modi diversi attività produttive e catene di fornitura radicate negli Stati Uniti, anche alla luce delle restrizioni citate da Velo3D sull’impiego di macchine cinesi per componenti additivi destinati a programmi finanziati dal governo. Infine, il postprocessing continua a essere identificato come collo di bottiglia: Solukon ha presentato il sistema SFM-AT350 con software SPR-Pathfinder Pro, orientato a pianificare la depolverazione già a partire dal file di stampa e a renderla più ripetibile.