Un nuovo rapporto di AM Europe mette a fuoco una questione ormai centrale per la manifattura additiva in Europa: il continente dispone di una base di ricerca ampia e qualificata, ma la sfida è trasformare questa forza scientifica in capacità industriali ripetibili, qualificate e sostenibili dal punto di vista commerciale. Lo studio, pubblicato nell’ottobre 2026, propone una mappatura delle competenze di ricerca disponibili e dei principali ostacoli che limitano l’adozione su scala più ampia.

L’analisi copre 83 organizzazioni di ricerca distribuite in 18 Paesi e identifica sette aree chiave di competenza, tra cui materiali, tecnologie digitali, test e ispezione, qualificazione di processo e applicazioni industriali. Tra gli ambiti più presenti, il rapporto segnala la manifattura additiva metallica e i materiali avanzati in 66 centri di ricerca, mentre circolarità, riparazione e adozione industriale compaiono in 65 strutture. Le attività di test, ispezione e assicurazione qualità risultano presenti in 63 centri.

La mappatura evidenzia anche competenze trasversali in settori e tecnologie come aerospazio e difesa, intelligenza artificiale, polimeri e compositi, applicazioni medicali e altri campi specialistici. Secondo il rapporto, l’Europa possiede già molte delle basi tecniche necessarie per un’adozione più estesa dell’additive manufacturing, grazie a centri che combinano sviluppo materiali, monitoraggio di processo, supporto alla qualificazione e disponibilità di attrezzature condivise.

Queste capacità possono contribuire a migliorare l’efficienza nell’uso delle risorse, prolungare la vita dei componenti e rendere più robuste le catene di fornitura. Tuttavia, il rapporto segnala che l’accesso resta un nodo critico, soprattutto per le PMI. Per molte aziende è difficile individuare le strutture più adatte, confrontare i servizi disponibili e sostenere economicamente i percorsi di qualificazione. A questo si aggiungono formati dati non uniformi e requisiti di prova differenti, che rendono più complesso riutilizzare i risultati ottenuti nella ricerca.

Tra i fattori che rallentano il trasferimento al mercato, AM Europe cita anche procedure di finanziamento lunghe e la mancanza di una chiara “proprietà industriale” dei dimostratori al termine dei progetti pubblici. Il rapporto delinea quindi una possibile agenda politica europea basata su infrastrutture più accessibili, test condivisi, evidenze riutilizzabili e percorsi più chiari dal laboratorio alla produzione. In questa prospettiva, dimostratori settoriali, partnership industriali più forti e supporto alle prove presso il sito del cliente vengono indicati come leve utili per costruire business case credibili.

Nel documento, AM Europe si presenta come facilitatore tra organismi di ricerca, imprese e decisori pubblici, con l’obiettivo di convertire i punti di forza europei nella ricerca in capacità industriali concrete. Per il manifatturiero, il tema non riguarda solo innovazione e sostenibilità, ma anche competitività, resilienza della supply chain, prontezza nel settore difesa e sviluppo di applicazioni medicali.