MassRobotics ha diffuso i risultati di un sondaggio condotto tra startup residenti, sponsor corporate e realtà del proprio ecosistema per valutare l’impatto delle restrizioni introdotte dalla Federal Communications Commission statunitense su alcune categorie di robot. L’organizzazione con sede a Boston ha dichiarato di aver raccolto risposte da 14 aziende, da team con un solo fondatore fino a organizzazioni con oltre 200 persone.

Il contesto è la decisione annunciata dalla FCC nel luglio 2026. Secondo quanto riportato dal materiale, l’ente ha stabilito che dispositivi robotici avanzati di produzione estera, inclusi alcuni robot mobili e umanoidi, potrebbero creare vulnerabilità nella catena di fornitura e rischi di cybersecurity. La misura vieta i nuovi modelli di tali dispositivi, con eccezioni per gli acquisti federali e per le aziende che ottengono deroghe tramite il U.S. Department of War o DoW.

La regola riguarda robot terrestri connessi che pesano più di 4,4 libbre, pari a 1,9 kg, dotati di sensori ambientali come lidar o telecamere, con connettività di almeno 200 kbps e basati su software di navigazione e percezione. La FCC ha inoltre indicato che, per qualificare un robot come prodotto negli Stati Uniti, il 65% del costo totale dei componenti deve essere di origine domestica; la soglia dovrebbe salire al 75% nel 2029.

Nel sondaggio, il 43% delle aziende ha definito la decisione FCC benefica o molto benefica, mentre la stessa quota l’ha giudicata dannosa o molto dannosa. Un ulteriore 14% non prevede effetti. Secondo MassRobotics, l’orientamento segue da vicino l’impronta manifatturiera: chi produce già a livello domestico tende a vedere un vantaggio competitivo, mentre chi dipende in tutto o in parte da supply chain estere si aspetta interruzioni e costi aggiuntivi.

Le risposte aperte indicano che diverse aziende considerano ancora fortemente dipendenti dall’Asia orientale componenti come motori, sensori, alimentatori, convertitori DC/DC e bracci robotici. Alcune hanno anche sollevato dubbi sul processo di “conditional approval” del DoW, descritto come un iter di quattro-otto settimane, oltre a esprimere timori per possibili cambiamenti regolatori legati alle elezioni di medio termine negli Stati Uniti. Il 29% degli intervistati ha affermato di avere piani di onshoring non ancora avviati.

MassRobotics riferisce che il supporto più richiesto è costituito da reti di fornitura per l’onshoring già verificate. L’associazione osserva inoltre che comunicazione e supporto dovrebbero essere differenziati in base all’impronta produttiva delle aziende, invece di trattare il settore come un blocco omogeneo. Per gli utilizzatori industriali della robotica, il tema si traduce in una verifica più attenta dell’origine dei componenti, della resilienza della supply chain e dei tempi necessari per eventuali rilocalizzazioni produttive.